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Radar Plan 3D

Guide

Come interpretare un radargramma per trovare i sottoservizi

Iperboli, velocità del terreno, profondità, sottoservizi attraversati in obliquo, rumore e attenuazione: il metodo per leggere un radargramma, passo per passo.

Cosa mostra un radargramma

Il georadar invia un impulso elettromagnetico nel terreno e registra gli echi che tornano dai cambi di materiale. Il radargramma mette in fila queste registrazioni lungo la passata: in orizzontale la distanza percorsa, in verticale il tempo di andata e ritorno dell'onda, in nanosecondi.

Un tubo attraversato dalla passata non appare come una linea ma come un'iperbole. L'antenna “vede” il tubo prima di esserci sopra e dopo averlo superato: il tempo di percorso è minimo sulla verticale. Il vertice dell'iperbole corrisponde alla generatrice superiore del sottoservizio.

Dalla forma dell'iperbole alla profondità

Il tempo da solo non dà la profondità: serve la velocità dell'onda nel terreno, v = c / √εr, dove c vale 0,3 m/ns e εr è la permittività relativa del terreno. Una sabbia asciutta (εr ≈ 4) dà circa 0,15 m/ns; un'argilla umida (εr ≈ 16–25) da 0,06 a 0,075 m/ns. A parità di tempo, la profondità calcolata può raddoppiare a seconda del terreno.

La buona notizia: la velocità è scritta nella forma dell'iperbole. Un'iperbole aperta indica un terreno veloce, una stretta un terreno lento. Adattando la curva teorica agli echi si ricava la velocità, poi la profondità: z = v · t / 2.

La velocità inserita dall'operatore in campo è spesso un valore predefinito. Ricalcolarla sulle iperboli del cantiere è la correzione più utile di tutta l'interpretazione.

La trappola dei sottoservizi attraversati in obliquo

Un'iperbole ha la forma “da manuale” solo se la passata taglia il sottoservizio ad angolo retto. Se lo taglia in obliquo, l'antenna lo vede più a lungo: l'iperbole si allarga e la velocità apparente diventa v / sin θ, dove θ è l'angolo tra passata e tubo. A 45° l'errore di velocità supera il 40 %, e la profondità sbaglia altrettanto.

Su una passata sola non si può correggere. Serve la direzione del tubo, quindi collegare i rilevamenti di più passate: un motivo in più per non concludere mai su un solo radargramma.

Pulire il segnale prima di leggerlo

  • Togliere la deriva a bassa frequenza (dewow) e l'onda diretta, che nascondono i primi centimetri.
  • Togliere lo sfondo medio: gli strati orizzontali spariscono, le iperboli risaltano.
  • Applicare un guadagno crescente nel tempo per compensare l'attenuazione, senza saturare.
  • Scartare le tracce anomale (picchi, tracce vuote) prima di qualsiasi rilevamento automatico.

Frequenza, attenuazione e sottoservizi invisibili

Un'antenna ad alta frequenza (700–900 MHz) distingue i tubi piccoli e poco profondi; una a bassa frequenza (250–400 MHz) arriva più in profondità ma con meno dettaglio. In un terreno argilloso o salino il segnale si spegne presto, e a volte è proprio il canale più alto l'unico che dà un risultato utilizzabile. Con un'antenna a doppia frequenza conviene confrontare i due canali, non sceglierne uno per abitudine.

Un tubo di plastica di piccolo diametro in un terreno umido può essere invisibile al georadar. Un tubo di plastica vuoto dà un'eco di polarità opposta rispetto a uno metallico. Il cercaservizi elettromagnetico resta indispensabile per i sottoservizi metallici e tracciabili: le due tecniche si completano.

Collegare le passate: la vera prova

Anche un sasso, una radice o una sacca d'aria danno un'iperbole. Quello che distingue un sottoservizio è la continuità: lo si ritrova da una passata all'altra, allineato, a una profondità coerente, con la stessa velocità del terreno. Per questo le passate devono tagliare i sottoservizi attesi, a 0,5–1 m l'una dall'altra, e in due direzioni incrociate se l'orientamento non è noto.

Radar Plan 3D automatizza questo ragionamento: rilevamento delle iperboli su ogni passata, stima della velocità sui dati, collegamento delle passate in 3D, correzione dei tubi attraversati in obliquo, poi, per ogni sottoservizio, la probabilità che l'allineamento sia dovuto al caso. È questo numero a classificarlo come certo, probabile o da verificare. La pianta resta da validare dal tecnico, che risponde del lavoro consegnato.

Aggiornata il 23/10/2026

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